Viaggiare è sinonimo di nuove esperienze.

Viaggiare è sinonimo di mettersi in gioco nell’affrontare difficoltà.

Sono all’inizio di un viaggio che rappresenta esattamente questi due concetti: con una mia cara amica sono in partenza per la remota nazione del Mozambico, situata nel sud-est del continente Africano.
Un viaggio all’interno di un continente così lontano comporta la necessità di munirsi di diverse precauzioni, sia in merito di vaccinazioni che nello scegliere un buon spray anti-zanzare: la malaria
è infatti uno dei tanti problemi che affligge il paese.

In Mozambico come in tanti altri luoghi del continente africano la carenza d’acqua porta le persone
a fare giornalmente chilometri di strada allo scopo di arrivare al più vicino pozzo, da dove
comunque l’acqua che viene poi raccolta deve essere fatta bollire per venir depurata e diventare
potabile.
Per un occidentale che viaggia in un paese simile la soluzione sembra essere solo una: comprare
sempre e solo acqua in bottiglia.
Ma se invece si volesse rompere questa scomoda e restrittiva abitudine da turista?
Quale sarebbe la soluzione?

In questo viaggio per la prima volta avrò la possibilità di rompere questo schema e sperimentare una soluzione che viaggia con me, nello zaino, dall’Italia al Mozambico.
La mia soluzione portatile si chiama Water to Go, è una borraccia con una capacità di 75 cl ed un filtro brevettato dalla Nasa, che sulla carta filtra qualsiasi impurità presente nell’acqua, compresi eventuali virus che suonano spaventosi come tifo e colera, malattie che in Africa sono tuttora comuni e si trasmettono nell’atto di bere acqua impura.

La sfida è di testare qualsiasi fonte d’acqua mi capiti a portata di mano, senza essere schizzinosa e vedere se davvero questo prodotto miracoloso sulla carta lo sia nella vita reale.