Giorno 9

Oggi abbandoniamo l’isola a favore di un’altra isola. Siamo in 4 su una barca che è passata per le mani di 3 proprietari diversi nel giro di circa 30 anni. Le tavole di legno sono levigate dal sole e dalla salsedine. Intorno a noi silenzio onde e qualche delfino che ogni tanto saltella fuori dall’acqua facendoci vedere la pinna e un pezzo di schiena.

La vela è gonfia e lentamente avanziamo verso Ilha de Cobra. Ci vogliono circa un paio d’ore di navigazione e la rotta non prevede un tragitto lineare a causa del fondale roccioso che potrebbe provocare una grande quantità di danni a questa barca che ad occhio e croce deve avere diverse storie da raccontare.

L’intenzione è quella di passare su quest’isola deserta una notte intera per poi ripartire la mattina seguente all’alba, nella speranza che vento e marea siano a nostro favore. Per programmare una giornata del genere abbiamo bisogno di provviste e nessuno di noi si può dire un esperto nell’utilizzo di lenza e canna da pesca.

Per nostra fortuna il mare è invece pieno di gente che da generazioni si tramanda i trucchi per fare in modo che al mercato dell’isola il pesce non manchi mai.

Mentre stiamo navigando avvistiamo un peschereccio sul quale stanno lavorando contemporaneamente una decina di uomini. Uso la parola peschereccio, ma non immaginatevi nulla di più di una barca lunga circa 7 metri quasi identica alla nostra, che su di un fianco porta la scritta “Grazie Allah”.
Dopo un abbordaggio che ha portato diverso trambusto e commenti poco comprensibili ce ne andiamo con un alga lunga 50 cm che viene fatta passare fra branchie e bocca di 6 pesci diversi, i quali vengono poi buttati in un angolo della nostra barca dove vi è un po’ di acqua.
Passo almeno 20 minuti a guardarli agitarsi per poi rimanere immobili a fissare il cielo.

Arrivati sull’isola ci accampiamo in un posto leggermente rialzato rispetto all’altezza del mare da dove poi è possibile accedere alla laguna. Nel centro dell’isola infatti si è creata una piscina naturale che con la bassa marea diventa accessibile da un lato.
Una volta arrivati alla laguna mi guardo intorno con la sensazione di aver già visto questo posto. Mi ricorda molto un luogo visitato tempo prima a Sintra, in Portogallo, e mi convinco che da bravi esportatori di tesori i portoghesi siano rimasti talmente affascinati da quest’isola da decidere di riprodurla in casa loro.

Dopo aver girovagato per la laguna decido che questa è l’occasione per mettere nuovamente alla prova il filtro della mia Water to Go. Svito, riempio la borraccia con dell’acqua di mare, avvito. Giro la borraccia tentando di attivare il filtro… Bevo.

Tre sorsi, il quarto per sicurezza, ma al quinto mi fermo. L’acqua è salatissima e per niente bevibile. Sono costretta ad aprire la borraccia e buttarla prima che il sale vada ad intasare il filtro al punto da renderlo inutilizzabile.

Ero consapevole del fatto che il filtro non avrebbe potuto nulla contro il sale contenuto nell’acqua di mare ma l’occasione era troppo ghiotta per farsela sfuggire: finchè non vedo non credo.

Passano poche ore ed inizio a sentire gli effetti del mio esperimento… crampi alla pancia e la necessità di correre in bagno il più velocemente possibile.
Arrivo a sera dopo essere andata in bagno molte più volte di quante sarebbe stato necessario. Nessuna febbre o nausea, ma la mia pancia è parecchio sottosopra e qualsiasi cosa solida io abbia ingerito non è durata molto.

Nulla di grave nonostante tutto, ora so che se mai avrò modo di tornare su un’isola deserta mi dovrò sincerare di avere una buona scorta d’acqua dolce…

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