Giorno 7

Mi sveglio a pochi chilometri dall’arrivo con nel naso l’odore dell’aria che sa di salsedine.
Mi guardo intorno e il paesaggio urla Africa da tutti gli angoli. Siamo sull’unica strada asfaltata mentre intorno a noi ci sono villaggi composti da case che all’apparenza sembrano abbastanza traballanti.

La struttura è fatta di legni di bambù e fra un palo e l’altro c’è una sostanza che presumo sia terra mista a calce o più probabilmente sterco. I tetti sono fatti di paglia o foglie di palma ormai essiccata, fitti e spessi.
Ai lati della strada bancarelle e piccoli negozi, fra cui un sacco di barbieri… Acconciare i capelli in questo continente è un lavoro che richiede tempo e professionalità.

Imbocchiamo il ponte che ci porta finalmente a Ilha de Mozambique. La casa dove veniamo ospitate si trova circa a metà, sull’immaginario confine che divide la parte d’isola ricca da quella povera. La vera differenza fra i due estremi riguarda la fattura delle case: nella parte povera sono principalmente baracche di lamiera, fango o mattoni grezzi, mentre nella parte più ricca le case sono di pietra, la quale ai tempi della colonizzazione portoghese veniva estratta dal suolo della parte povera dell’isola. Questa è la motivazione per la quale l’isola è praticamente su due livelli e la parte più povera ora tecnicamente si trova sotto il livello del mare.

Ci accolgono in casa con un’abbondate dose di saluti e baci. Ci mostrano prima la nostra stanza e poi il bagno. In casa non c’è acqua corrente e l’unico rubinetto funzionante si trova nel cortile che è anche una cucina a cielo aperto. Quel rubinetto sembra innocuo e decido che è ciò che mi serve per rompere il ghiaccio.

Chiedo che mi aprano la corrente e anche oggi ripeto il mio rituale: svito – riempio – avvito.

L’acqua che scorre non sembra avere nulla di strano, a parte quel vago odore ferroso, di acqua pesante. Non riesco a farmi spiegare da dove arrivi effettivamente quest’acqua, se ci sia un pozzo centrale o se in qualche modo la facciano arrivare dalla terra ferma.
A prescindere da tutto bevo dalla mia Water to Go ed anche oggi per quanto mi sforzi non sento alcun sapore particolare. Probabilmente bere acqua filtrata dalla Water to Go mi sta facendo abituare ad un gusto che riconosco essere diverso solo quando mi capita di bere dell’acqua in bottiglia.

La giornata si svolge fra una passeggiata esplorativa e un sonnellino, stamattina la sveglia è stata puntata alle 6 ed il sole che picchia ce lo ricorda molto bene.
Inizio ad avere un leggero mal di testa quando arrivo a metà della mia Water to Go. Stanchezza e caldo stanno sicuramente giocando la loro parte e nonostante provi a dormire diverse ore nel pomeriggio quando mi sveglio la situazione è solo che peggiorata.

Non ho altri sintomi, nessun mal di pancia o mal di reni. Il mal di testa invece continua a peggiorare al punto di farmi prendere un antinfiammatorio entro la fine della giornata.

Mi era stato raccomandato di pulire il filtro ed una volta tornate al nostro alloggio provo a sciacquarlo come posso con la stessa acqua con la quale ho riempito prima la mia borraccia. Provo a versare dell’acqua nel bicchiere e mi rendo conto che il tappo non è avvitato bene perchè ho delle perdite di acqua marrone, probabile residuo di quella raccolta dalla buca per strada.

Andiamo a dormire presto perchè sull’isola dopo il tramonto è buio pesto e le persone qui vivono secondo i ritmi del sole; la giornata di domani inizia all’alba e per la maggior parte di loro significa raccogliere crostacei sulla costa fino al momento in cui si alza nuovamente la marea.

Buonanotte Ilha de Mozambique

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