Giorno 6

Siamo ancora a Nampula a gironzolare per una città che tutti i giorni regala emozioni: quella di stamattina riguardava precisamente un uomo con quattro capre al guinzaglio che camminava come se nulla fosse sul marciapiede. Non sono cose che si vedono tutti i giorni.

Nel nostro gironzolare quotidiano passiamo per una delle tante strade dissestate del centro, dove noto una buca. Sembra parecchio profonda ed è piena d’acqua. Dietro di me sento un forte odore di liquami di origine indubbiamente umana e noto quella che sembra una fogna che allo stesso tempo funge da discarica e gabinetto pubblico.

L’ambiente mi fa capire che sono nel posto giusto per mettere veramente alla prova il filtro della mia Water to Go. Non posso negare di essere parecchio restia al passare all’azione, ma nonostante lo sguardo (e lo scherno) della mia amica mi decido a infilare la mano in quella buca piena di acqua marrone.

Svito, riempio, avvito.

A pochi metri da noi un gruppo di bambini cominciano a ridere di gusto, fissandomi e nascondendosi gli uni dietro gli altri. Gli rivolgo un sorriso che però li fa rintanare dietro il cancello di casa.

Giro a testa in giù la Water to Go, il filtro oggi deve lavorare al pieno delle sue potenzialità e tenerla girata per alcuni minuti è il modo migliore per assicurarmene.

Oltrepassiamo i bambini che ancora mi fissano con gli occhi spalancati e una ragazza accenna un “boa tarde” – buon pomeriggio – in portoghese.

Decidiamo di fermarci poco dopo a mangiare qualcosa e una volta ordinato è l’ora di bere dalla mia Water to Go… Ho specificato al barista che l’acqua ce l’ho.

Bevo, bevo, bevo.

Sono stupita. L’acqua non ha sapore ne residui di sabbia all’interno. Se non fosse che è leggermente calda (la pozzanghera era al sole) potrei dimenticarmi da dove l’ho appena raccolta.

La mia amica mi chiede un’ulteriore conferma, quindi prendiamo il suo bicchiere vuoto e schiaccio la Water to Go per versarci dentro dell’acqua… che ne esce trasparente. La riapro, tolgo il filtro e guardo l’acqua dentro la borraccia: torbida e marrone, esattamente come quella della pozzanghera. Senza parlare dell’odore. L’acqua non potabile puzza.

Arrivo a sera sentendomi sana come un pesce. Nessuno mal di stomaco, mal di reni, mal di testa o febbre. Nel farmi la doccia ispeziono la mia pelle per vedere se ci sono delle macchie, ma nulla, solo il segno della canottiera lasciato dal sole d’inizio estate. Il fatto che nulla di male sia successo oggi non è forse garanzia, dato che diverse malattie hanno un periodo d’incubazione lungo. Allo stesso tempo il pensiero di aver bevuto l’acqua di una pozzanghera di Nampula – Mozambico – ed essere tranquilla nel raccontarlo mi fa sorridere sotto i baffi.

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