Giorno 3

Il viaggio dal Mozambico al Sudafrica è veloce ed indolore, in circa 3 ore si riesce facilmente ad attraversare il confine per ritrovarsi a vivere un’esperienza indimenticabile: un safari al Parco Kruger.

La stanchezza accumulata e il caldo di questi giorni si fa sentire ma non è accompagnata da alcun sintomo allarmante che mi possa far pensare che nel mio corpo, oltre all’acqua della pozzanghera, sia entrato qualche batterio o sostanza strana.

Tralasciando i miei sogni di gloria nell’immaginarmi a raccogliere l’acqua da un laghetto vicino ad un gruppo di zebre che si sta abbeverando, prima di entrare al parco facciamo tappa in un ristorante per pranzo.

La mia amica mi spiega velocemente come in un safari vero, (che si allontana dai film nella mia testa), dalla macchina non si può scendere perché può darsi che appostato dietro le zebre che si abbeverano al laghetto ci sia un leone che ha deciso che è ora di cena.

Alla luce di queste riflessioni decido che la soluzione migliore per la giornata di oggi è quella di riempire la borraccia con l’acqua della vasca dei pesci situata giusto dietro di noi.

Conto 4 carpe in totale che nuotano dentro agitando la coda sinuosa, nell’angolo un po’ di alghe e muschio testimoniano che l’acqua dentro nella vasca è abbastanza stagnante.

Solita procedura: svito – riempio la Water to Go – avvito. Inclino la bottiglia, bevo.

Il sapore di oggi non è tanto diverso dal sapore di ieri. Non sento nulla, se non che l’acqua mi sembra vagamente dolce, ma potrebbe essere la mia percezione alterata dal pranzo appena finito.

Le mie compagne di viaggio mi chiedono sghignazzando quale finora sia l’acqua che mi è piaciuta di più, e nonostante tutto devo far ricadere la mia scelta sull’acqua della pozzanghera del giorno prima. Mi è sembrata la più leggera di tutte.

Ore di Jeep e gridolini dopo

Una bambina a Natale, ecco come mi son sentita. Su una Jeep carica di turisti e macchine fotografiche siamo andati a caccia d’avvistamenti animali per 4 ore… E non siamo rimasti delusi. Dai facoceri che quando corrono mi ricordano il mio cane sovreccitato, alle giraffe che lente ed enormi ti attraversano la strada, per poi accorgerci di una iena che camminava a due metri da noi e che non avevamo visto fino a quando ne abbiamo sentito la puzza. Ippopotami, coccodrilli, elefanti, condor. Nominatene uno. Abbiamo visto più di quanto ci potessimo aspettare.

Lo shock finale sono stati i leoni trovati in mezzo alla strada a godersi sdraiati l’asfalto caldo. Quando ci hanno visto arrivare hanno alzato la testa, si sono stiracchiati esattamente come il mio gatto dopo un pisolino e si sono spostati per lasciarci passare. Un’esperienza indescrivibile.

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