Giorno 28

Incontri al cardiopalmo oggi. Sto scrivendo dal mio lettino, chiusa al sicuro dentro la mia tenda nel mezzo della foresta. I rumori della notte ormai fanno meno impressione, posso dire che dopo quasi una settimana ho iniziato a farci l’abitudine. Alle zanzare che succhiano il sangue come vampiri della Transilvania un pò meno, ma come preventivato vivere nel mezzo della natura selvaggia ha i suoi pro e i suoi contro.

Stamattina, mentre andavo spedita verso la falegnameria armata di macchina fotografica ho fatto un’incontro poco felice. Non era la mia amica iguana Mariuccia ne la signora Madre Iguana. Era un serpente color verde smeraldo, lungo e sottile, che mi ha attraversato la strada mentre camminavo sul sentiero. Inutile dire che ho fatto un salto per aria ed ho iniziato a rantolare come se mi avessero tolto il dono della parola. Io sono terrorizzata dai serpenti. T E R R O R I Z A T A.

Dopo aver ripreso totale funzione delle mie facoltà motorie sono riuscita ad arrivare a destinazione e iniziare a lavorare.
Task di oggi: foto ai tavoli prodotti a Mezimbite.
Problema di oggi: i tavoli sono enormi e io li devo fotografare dall’alto.

Soluzione al problema: Giulia si improvvisa scimietta e si arrampica su un’albero per riuscire ad avere altezza ed angolazione giuste per fotografare.

I ragazzi della falegnameria mi fissano senza dire una parola, non troppo convinti di cosa io stia facendo. A me la situazione esalta fino a quando mi viene un flash del serpente visto prima e realizzo che l’habitat naturale di alcuni di questi sono gli alberi e non il terreno. Guardo in basso e penso che se dovessi saltare probabilmente mi romperei almeno due o tre ossa fondamentali, tipo quelle delle gambe. Nella testa ho la voce del mio amico, che quando mi vede fare questo tipo di bravate mi guarda storto dicendomi “Giulia, guarda che l’Ospedale Civile è lontano e io non ho la patente.”

Tutto fila inaspettatamente liscio e finito di fotografare scendo dall’albero cadendo su un cumulo di foglie sana e salva. E’ quasi l’ora del tramonto e mi faccio una passeggiata per i campi stando bene attenta a dove metto i piedi. Raggiungo un punto da cui godermi i caldi colori africani e dove posso riempire la mia Water to Go. Il mal di testa degli ultimi giorni non è ancora un ricordo, ad ore alterne e a seconda di quanto sono stanca sento le tempie che tirano e la testa che scoppia. Purtroppo inizio ad essere convinta che ci sia lo zampino dell’acqua che sto bevendo dalla borraccia, altrimenti non me lo spiego. Sto bevendo più di un litro d’acqua al giorno, di cui circa metà proveniente dalla borraccia.

L’esperimento merita di essere portato avanti e quindi arrivo di fronte ad un pozzo dove svito il tappo, riempio la mia Water to Go di acqua marrone e avvito. Bevo la mia acqua mentre sono seduta ad un tavolo di legno in un punto che durante il giorno viene utilizzato dai braccianti per mangiare e riposare nelle ore più calde.

Domani si torna alla civiltà della capitale, Maputo.

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