Giorno 26

Nel mio giretto mattutino ho prelevato dell’acqua da uno dei pozzi sparsi per la riserva. Il colore era il solito, marrone chiaro tendente al grigio. L’odore non dei migliori, ma almeno non sapeva di fogna. Il sapore una volta che l’acqua è stata filtrata dalla Water to Go era il solito sapore di acqua, forse leggermente dolce. Ma probabilmente è solo la mia bocca.

Ho gironzolato tutta mattina sotto il sole in mezzo ai campi in compagnia del mio mal di testa. La cosa inizia a farmi preoccupare abbastanza da decidere che inizierò ad integrare l’acqua della borraccia con dell’acqua in bottiglia, per vedere se cambia qualcosa. Il sole è alto nel cielo e qualcosa mi suggerisce che è ora di tornare al campo e vedere se c’è qualcosa di buono in tavola.

Il cuoco George ha preparato un pranzetto coi fiocchi oggi. Alan e i suoi amici mi raccontano di come lo abbiano “addestrato” appositamente per svolgere il compito che gli è stato assegnato. Ha frequentato alcuni corsi nella città di Beira, la città più grossa nel raggio di 100 chilometri, ed è diventato un cuoco provetto.

Il menù di oggi prevede insalata verde con pomodori e feta e una zuppa di zucca e ortaggi della quale faccio il bis nonostante non sia una fan sfegatata di zuppette e affini.
Alan si dilegua appena finito di mangiare e io decido di prendermela comoda oggi. Mi lancio sull’amaca e inizio a dondolarmi passando in rassegna le foto degli ultimi giorni, delle quali sono parecchio soddisfatta.

Oggi devo fotografare alcuni dei prodotti in legno che vengono creati qui nella riserva di Mezimbite dallo stuolo di falegnami che lavorano all’interno del workshop. L’intenzione è quella di creare una tavola sulla quale piatti, ciotole, posate e affini diano un tocco molto africano al pranzo simulato. Utilizzo ciò che George ha sapientemente preparato e raccolgo alcune spezie da uno degli orti del campo. Il risultato è molto soddisfacente ed inizio a fotografare senza sosta, creando composizioni nelle composizioni.

George nel frattempo mi sta tenendo sotto controllo, è interessato a ciò che sto facendo. Mentre io gironzolo intorno al tavolo da pranzo lui fa avanti e indietro da una pentola piena di olio posta sulle braci, nella quale sta friggendo delle sottili chips di manioca, alle quali aggiunge della paprika una volta tolte dal fuoco e scolate dall’olio.

Il profumo è sublime e mentre lui tiene d’occhio me io tengo d’occhio la pila di patatine che si sta formando sul suo tavolo. Gli chiedo a cosa serva quella tonnellata di patatine e lui mi dice che domani le andranno a vendere alla fiera che si svolge una volta al mese nella città di Beira, fiera della quale gli attivisti di Mezimbite sono espositori ed organizzatori.

Il profumo ha ormai saturato l’aria e io non resisto più. Chiedo a George se posso prenderne un pò… con la scusa di riempire una ciotola per fotografarla. Lui non fa una piega e mi dice di servirmi, così entrambi torniamo ai nostri lavori.

Io riempio la ciotola, faccio alcune foto, e mentre sto fotografando altri prodotti inizio a mangiarne qualcuna tentando di non farmi vedere.

Mi sembra di averla fatta franca fino a quando George mi fa una domanda, io tiro su la testa con le guance piene di patatine, sorrido imbarazzata e iniziamo a ridere entrambi.

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