Giorno 25

TUM
TUM

SCHHHSS

Amo i suoni onomatopeici, ma scritti non rendono bene l’idea. Mi piacerebbe poter riprodurre il rumore che faceva Madre Iguana mentre camminava nelle foglie intorno alla mia tenda. Il SCHHHSSS è il rumore della coda che si trascina fra le foglie. L’istinto e la paranoia mi hanno fatto pensare a Godzilla e presa dal panico quando i passi si sono allontanati ho chiamato subito un’amica italiana che si è fatta delle sonore risate al telefono.

Ho dormito in tenda nei boschi diverse volte. Ma la foresta è tutta un’altra storia. Di notte i suoni si amplificano, complici del mio cervello. Gli insetti hanno un linguaggio tutto loro. Alcuni ronzii mi ricordano il suono di scariche elettriche. I manghi che cadono a terra sono del tutto inaspettati e solo ora, dopo due giorni, ho smesso di sobbalzare. Le scimmie, alle quali sono più abituata, sono quelle più facilmente riconoscibili. Su tutti gli altri, sto provando a stilare la mia lista in modo da dargli un volto e combattere i miei personali film riguardanti qualcuno o qualcosa che apre la cerniera della mia tenda situata nel bel mezzo del nulla. Si, direi che non mi sono ancora del tutto ambientata.

Stamattina, quando ho raccontato ad Alan dei rumori della notte, anche lui si è fatto una sonora risata dicendomi che quasi sicuramente era la madre dell’iguana che abbiamo visto ieri. Madre Iguana è lunga circa due metri e a volte entra nel pollaio del campo, prendendo a codate i poveri volatili e staccandogli la testa a morsi. Alan mi ha sottolineato che se la vedessi di giorno dovrei starle lontano perchè essere morsa da lei potrebbe essere molto doloroso.

Annuisco col capo mentre nella mia testa senza essere consapevole di che aspetto abbia la mia faccia, mentre la nostra giornata inizia con il solito caffè accompagnato da pane e marmellata. La marmellata è accompagnata a sua volta da formiche affogate all’interno. Ho fatto il possibile per toglierle ma alcune le ho mangiate. Bisogna adattarsi, non siamo a Gardaland.

Armata di macchina fotografica, seguo alcune donne che con dei cesti in testa si dirigono verso i campi. Mi presento, chiedo se posso fotografarle, loro acconsentono. Mi apposto dietro ad un albero e scatto mentre loro trapiantano piccoli alberi e creano un letto di paglia secca e foglie tutt’intorno. Mi hanno spiegato che questo è il metodo migliore per evitare che il terreno si secchi troppo a causa del sole cocente ed il naturale processo di deterioramento della paglia aumenti l’apporto di sostanze nutritive nel terreno.

Quando le donne se ne vanno, io rimango indietro perché ho puntato un pozzo pieno di acqua marrone vicino al campo. Oggi mi sento stanca e ho ancora un vago sentore di mal di testa, non ho voglia di spiegare cosa sto facendo e perché lo sto facendo, quindi immergo la mia Water to Go solo quando riesco a rimanere sola.

Avvito il tappo e giro la bottiglia per attivare il filtro. Il sole è alto nel cielo e io ho ancora diverse foto da fare prima di pranzo.

La giornata è ancora lunga nella foresta di Mezimbite.

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