Giorno 2

Siamo ancora a Maputo, Mozambico. La giornata di ieri è finita senza inaspettate corse al bagno o problemi di vescica che avrei potuto ricondurre a ciò che ho bevuto ieri. Fisicamente mi sento bene, non ho notato particolari cali di pressione o di energia. Mi sono controllata la pelle per scovare eventuali nuove macchie non identificato dato che non so bene che cosa potesse esserci nell’acqua che ho bevuto ieri… mi aspetto un pò di tutto.

La giornata inizia con la mia amica che mi prende in giro continuando a nominare malattie paurose ed esotiche come tifo e colera, abbondantemente presenti nel paese dove siamo. Nel mentre io sono convinta che il pensare positivo aiuti ad agevolare le situazioni quindi sto cercando un altro posticino per il mio esperimento di oggi.

Detto fatto: una bella pozzanghera al lato della strada con pezzi di plastica non identificati e rifiuti vari. Nonostante tutto l’acqua sembra abbastanza limpida e non presenta odori particolari.

Unica grande controindicazione riguarda il fatto che dopo diversi giorni in giro per la città è ormai fatto noto che a Maputo ogni angolo di strada è utilizzato come bagno pubblico da ogni nativo locale munito di organo direzionale.

Ciò vuol dire che se mi va bene hanno fatto pipì solo contro il muro o nel terreno circostante alla pozzanghera, non direttamente nella pozzanghera.

Svito, riempio la mia Water to Go, avvito il tappo. In una borraccia da 75 cl di acqua ce ne sta e la pozzanghera è abbastanza piccola da farmi notare che il livello d’acqua è calato.

Giro la borraccia a testa in giù e aspetto qualche manciata abbondante di minuti perchè voglio avere l’assoluta certezza che il filtro sia più che attivo. Bevo una bella sorsata e rimango sorpresa dal fatto che l’acqua non ha nessun sapore e anzi, sembra leggera. Buona, fresca.

Fra una sorsata e l’altra lo dico alla mia amica ma la sua faccia non fa trasparire troppa convinzione. L’unica cosa sulla quale mi devo veramente concentrare è il pensiero che quella pozzanghera sia stata risparmiata dalle pause pipì dei muratori che lavoravano nelle case affianco.

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