Giorno 18

Ultimo giorno nel Regno dello Swaziland.

La giornata di oggi prevede un safari in uno dei tanti parchi naturali dove spero di vedere qualche Rinoceronte, uno dei simboli nazionali di questo paese.

Stiamo sobbalzando nel pick up mentre attraversiamo una strada fangosa e sterrata in mezzo alla boscaglia. Tutt’intorno a noi ci sono alberi spogli e fitti, oltre i quali non si riesce a vedere nulla. Stiamo aguzzando occhi e orecchie alla ricerca di animali e a parte qualche Pumba (facocero e citazione gratuita del Re Leone, comune nella lingua locale) non stiamo avendo fortuna.

Gli impala sono ovunque e dopo qualche tempo in Africa sono quel tipo di animale per il quale non ci si emoziona più di tanto. Quando invece ci attraversano la strada dei Kudu, imponenti quadrupedi di qualche quintale, erbivori, con delle corna attorcigliate ed enormi, sento di nuovo quell’emozione che si prova a Natale quando sotto l’albero è pieno di regali.

Il nostro goal giornaliero riguarda il rinoceronte, detto anche uno dei “grandi 5”, nei quali figurano leoni, elefanti, giraffe, bufali ed appunto, rinoceronti.
Il sole sta iniziando a tramontare ed io sono imbambolata a guardare i colori del cielo fuori dal finestrino, quando mi cade l’occhio per terra e grido al mio collega: “fermatiiii”

– Che succede? Ne hai visto uno?- – No, ma tu fermati –

Sotto un dislivello creato dal terreno ho visto una pozzanghera. Senza dare tempo a Ricardo di fermarmi (è severamente proibito scendere dalla macchina durante un Safari) prendo la mia Water to Go e guardandomi attorno mi avvicino alla pozzanghera. L’acqua è marrone, l’odore non dei migliori, e tutto intorno ci sono impronte di animali.

Mi sto gustando il momento mentre mi preparo psicologicamente a quello che sto per fare: bere acqua da un sito dove si abbeverano animali selvatici non è decisamente cosa consigliata dal Ministero della Salute.

Svito, riempio, avvito. Giro la borraccia e rientro in macchina così, con Ricardo che mi guarda ripetendo “maluca” -matta, in portoghese ndt-

Dopo abbondanti 10 minuti provo a bere dalla mia Water to Go ed eccoci di nuovo: acqua fresca, leggera, senza odore.
Apro il tappo della borraccia e ne annuso il contenuto. Decisamente un’altra storia.

Vediamo quale sarà la reazione del mio corpo nei prossimi giorni e speriamo che le dita incrociate dietro la schiena e la fiducia che sto riponendo nel filtro siano ben ripagate.

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