Giorno 17

Siamo ancora in trasferta in Swaziland.

Ieri notte abbiamo deciso di soggiornare in una guesthouse con ha un parco immenso nel quale ogni anno viene ospitato uno dei festival più importanti dell’Africa australe, il Bush on Fire. Migliaia di persone viaggiano per arrivare in questo prato dove sto camminando a piedi nudi cercando di non far allontanare quegli strani pennuti a pois che stanno beccando per terra a qualche metro da me.

Li avevo visti tempo prima in un safari in Sudafrica, ma è la prima volta che li vedo pascolare in natura. Hanno un pezzo del corpo blu, le penne delle ali nere a pois bianchi ed una cresta rossa in testa esattamente come i galli. Il mio collega portoghese li chiama “galinhas” ma ho come l’impressione che non sia il loro nome proprio…

Dopo una colazione abbondante e stavolta locale siamo pronti per rimetterci in marcia verso la nostra tappa di oggi: il villaggio culturale.
Il turismo è uno dei cavalli di battaglia dello Swaziland ed il posto dove stiamo andando adesso ne è l’emblema. Hanno ricostruito un tipico villaggio rurale con le stesse tecniche che gli abitanti di questa terra si tramandano da generazioni. Il tutto è localizzato in un gigantesco parco naturale delimitato in parte da un fiume a bordo del quale vi sono cartelli molto poco fraintendibili dove si mettono in guardia le persone dalla presenza di eventuali coccodrilli…

Siamo in ritardo ma non così tanto da perderci lo spettacolo: oltre la classica visita guidata con spiegazione di usi e costumi di quest’affascinante popolazione vi è un’ora dedicata alle danze locali.
La danza per questo popolo aveva un significato comunicativo molto importante: le donne la usavano per far capire agli uomini di essere in età da marito. Gli uomini si sfidavano danzando per decidere chi si sarebbe stato il fortunato ad accaparrarsi la donna in questione.

Iniziano a passi piccoli e ravvicinati, tutti cantano e poco dopo vengono introdotti i bonghi. Alle caviglie le donne hanno dei sonagli e gli uomini indossano un gambale dal del pelo bianco e lungo. Non saprei dire da quale animale proviene.
Il ritmo della canzone e della musica si fa sempre più concitato fino a quando BAM!
La gamba si alza fino a toccare la testa per poi ricadere violentemente per terra.
Quando i ballerini che fanno lo stesso movimento cominciano ad essere una decina da terra si alza tantissima polvere che li avvolge creando un’immagine quasi mistica.

Il tutto dura circa un’ora al termine della quale noi e tutti gli altri turisti presenti ci dilunghiamo in applausi.
Al termine della nostra visita raggiungo il bagno dove alcune ballerine si stanno ancora cambiando. Un sorriso e diversi complimenti in italiano le fanno ridere e ci salutiamo con un cenno della testa.

Giusto fuori dal bagno noto il mio spot per la Water to Go di oggi. E’ un tubo metallico che esce dal terreno, ha un rubinetto rosso all’estremità e credo proprio che sia l’acqua che usano per lavare i vestiti appesi qualche metro più in là.

Svito, riempio, avvito e bevo. Nulla di nuovo, il sapore è quello a cui sono abituata e quest’acqua non ha nessun tipo di cattivo odore.

Mi giro e trovo un paio di ballerini che mi guardano uno con un sopracciglio alzato mentre un’altro ha la bocca mezza aperta. Non devono vedere molti internazionali fare operazioni del genere.
Mi allontano battendo il cinque ad uno di loro dopo esserci scambiati una sonora risata.

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