Giorno 16

Benvenuti in Swaziland.

Siamo io, il mio collega e la mia Water to Go.
Il regno dello Swaziland è una delle ultime monarchie al mondo, racchiusa in un paese decisamente piccolo che confina con il Mozambico ed il Sudafrica. Il tratto di confine più vicino dista circa due ore dalla città di Maputo, dove risiedo ora.

Ci siamo mossi per motivazioni pratiche e ludiche: ho bisogno di rinnovare il mio visto turistico e per farlo devo uscire dal confine e rientrare chiedendone uno nuovo che scadrà nell’arco di un altro mese.
Questo ci permette di prenderci un paio di giorni nei quali visitare una nazione che fino a qualche mese fa non sapevo nemmeno esistesse.

La nostra piccola gita inizia con una tappa molto turistica: un negozio di candele locali.
In Swaziland il turismo è uno dei settori più fiorenti su cui si basa l’economia locale. Uno dei prodotti tipici sono queste candele, non candele qualunque.
Gironzolo per questo posto quando al tavolo da lavoro un uomo tira fuori una palla di cera bianca da un forno, vi avvolge intorno uno strato di cera colorata e poi alla velocità della luce inizia a manipolarla mentre è ancora calda… ed ecco a voi una giraffa, un elefante, un rinoceronte, una scimmia, un ghepardo signori!
Le sue mani si muovono in maniera sistematica, sapendo quanta pressione utilizzare in un punto e quando è il momento di prendere un bastoncino di legno per praticare dei tagli nella cera dai quali poi ricava gli arti degli animali. Il risultato non delude e mi lascia con un sorriso che viene ricambiato dal ragazzo delle mani magiche.

Appena fuori da questo negozio vediamo un piccolo ristorante nel quale decidiamo di fermarci. Mentre il mio collega ordina io vado in bagno: sono totalmente disidratata e ho veramente bisogno di riempire la mia Water to Go. Apro il rubinetto e l’acqua è limpida e scorre senza impedimenti.

Svito, riempio e avvito. Bevo. La mia Water to Go non delude neanche dopo un viaggio di 300 km. L’acqua è del tutto insapore e ormai ci ho preso abbastanza la mano da essere sicura che non passerò questi due giorni in Swaziland cercando il bagno più vicino ad ogni occasione utile.

Torno al tavolo e le nostre ordinazioni sono arrivate.
Quando iniziamo a mangiare facciamo un riepilogo della situazione sul tavolo e ciò che ho davanti è l’emblema della globalizzazione del terzo millennio: siamo un’italiana ed un portoghese che mangiano cibo israeliano e indiano in Swaziland, Africa.

Per lo meno le birre sono locali. Bon Appetit!

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