Giorno 14

Uno dei motivi per i quali ho intrapreso questo viaggio a Maputo si è finalmente palesato: la mia amica italiana che vive qui ed ha sposato un ragazzo del posto ha avuto una bellissima bambina di nome Adriana Sofia.
Siamo a casa sua che chiacchieriamo guardandoci con un occhio mentre con l’altro osserviamo questo piccolo esemplare di essere umano che dorme beato nella sua culla facendo versi che già fanno intuire una brillante carriera da cantante o quantomeno da donna che apprezzerà le discussioni concitate, esattamente come sua madre.

Siamo sedute in poltrona mentre mi racconta le varie vicissitudini del parto e delle successive visite dei membri della famiglia di suo marito, che in questa parte del mondo riguardano una marea di consigli e tradizioni che alle nostre orecchie occidentali suonano particolari. Per esempio, oltre ad aver fatto indossare alla bambina due braccialetti dal significato ben preciso, uno allo scopo di evitare che sviluppi lo strabismo di venere, l’altro a proteggerla dall’invidia della gente, fra una risata incredula e l’altra mi racconta che le zie del marito le hanno suggerito di farle fare i buchi alle orecchie. La bambina non ha nemmeno una settimana, i suoi lobi saranno grossi circa mezzo centimetro, ma lo scopo principale di tutto ciò è scongiurare che lei senta troppo dolore nel farli una volta più grande.

Una volta esauriti i nostri discorsi scettici passiamo agli aggiornamenti in tempo reale riguardanti il “come sta andando l’esperimento con la Water to Go”. Lei mi dice che se sto cercando una location per la giornata di oggi sotto casa sua a causa della pioggia sta straripando un tombino che potrebbe fare al caso mio.

Non me lo faccio ripetere due volte e armata di borraccia scendo in strada alla ricerca del tombino del quale stavamo parlando, che in realtà si trova nel cortile della casa dietro la sua.
Una volta arrivata lì vedo che ci sono diverse donne che stanno discutendo animatamente e mi guardano perplesse mentre mi avvicino a quello che è un coperchio di cemento appoggiato di traverso a coprire un buco nel terreno dal quale fuoriesce acqua nera e puzzolente. Ai lati della pozzanghera uno strato di melma verde scintillante corona lo spettacolo.

Mi avvicino guardinga e non molto convinta di quello che sto per fare dato che la puzza è veramente tanta.
Fortunatamente le donne mi bloccano e mi chiedono che cosa sto facendo li. Nel mio spagnolo- portoghese detto anche Portunhol gli spiego che sto facendo un esperimento testando dell’acqua impura che viene resa potabile grazie al filtro all’interno della mia bottiglia.

Una di loro appoggiata al muro mi chiede – per favore – di lasciar perdere. Quel buco che io pensavo fosse una sorta di pozzo dal quale viene presa acqua che poi viene purificata in casa facendola bollire, è invece il punto di scarico delle acque di alcuni dei palazzi che ci circondano. La donna con un sorriso mi dice senza giri di parole che ci sono le feci di tutti i vicini di casa.

La prospettiva si è fatta sempre meno interessante e l’immagine che mi si prospetta è quella di infilare la mano con la borraccia e tirarne fuori qualcosa che non è solo liquido ma solido. Il conato di vomito che mi sale al solo pensiero è abbastanza per farmi desistere.
Ringrazio caldamente le signore per avermi fermato dal fare qualcosa del quale mi sarei pentita amaramente e torno in casa di Elena aggiornandola sui dettagli del tombino al quale mi aveva indirizzato, e lei sbarrando gli occhi mi dice “grazie al cielo ti sei fermata…”

Un pizzico di fortuna e quell’attimo di esitazione mi hanno effettivamente salvato da me stessa oggi.
Torno a casa e aggiorno Ricardo sulla situazione, il quale dopo una sonora risata e l’utilizzo del sua appellativo preferito “Maluca” (tu sei tutta matta) mi suggerisce di provare il serbatoio di acqua del palazzo, del quale il suo vicino di casa ha la chiave. L’acqua è un bene prezioso e non sotto

valutabile, soprattutto quando non è detto che ne arrivi tutti i giorni… motivo per il quale ogni palazzo ha il proprio serbatoio.

Mi aprono il tappo e mi avvicino per annusare l’acqua: l’odore è palesemente di posto umido, chiuso e plastica… Poco invitante ma meglio del precedente.
Svito la Water to Go, riempio e avvito. Bevo… E’ acqua. Fresca, leggera, senza sapore alcuno.

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