Giorno 12

Improvvisamente si scatena il delirio. Gli alberi sono piegati e sbattuti a destra e a sinistra, il cielo ogni tanto si illumina a giorno.

– E’ la prima volta che vedi della pioggia africana vero? –
Ricardo mi guarda sorridendo mentre entrambi cerchiamo di asciugare parte della sala con una salvietta che ormai è più che impregnata d’acqua.
La pioggia è forte e riempie tutta la strada facendola diventare un enorme torrente di acqua marrone che trasporta in giro chissà che cosa.

Maputo a mio parere non è una città particolarmente sporca: certo, dipende tutto dagli standard personali. Ci sono rifiuti per la strada, i cassonetti sono quasi inesistenti e purtroppo buona parte degli abitanti ha l’abitudine di utilizzare gli angoli della città come gabinetti pubblici, cosa che comporta la presenza di odori poco gradevoli o confondibili.

Forse il problema è che il mio ultimo viaggio è stato in India, cosa che rende il mio metro di paragone abbastanza particolare.

Quando mi sveglio la mattina dopo la tempesta le strade sembrano immacolate come se il governo avesse improvvisamente deciso di dare l’appalto ad un’impresa di pulizie austriaca. Quando è il momento di scendere in strada però noto che nel mezzo ci sono delle strisce di sabbia decorate da trame che l’acqua ha aiutato a formare, cosa che testimonia la vicinanza del mare e la violenza della pioggia di ieri notte.

L’occasione di oggi è troppo ghiotta: ieri sera già sapevo che oggi la mia Water to Go sarebbe stata riempita di acqua piovana. Avrei potuto buttarmici direttamente ieri sera ma la violenza di tuoni e fulmini mi ha fatto preferire il divano alla potenziale possibilità di annegare mentre venivo arrostita da un fulmine.

Quindi eccomi qui, che gironzolo vicino a casa fino a quando trovo la pozzanghera che fa al caso mio.

Il colore dell’acqua tende al nero. Non vedo nulla di particolare che ci galleggia dentro ma sento odore di fogna. Intorno a me ci sono diverse persone che nel passarmi accanto si girano fissandomi. Sto armeggiando con la borraccia e la macchina fotografica, cercando un’angolazione che mi soddisfi. Con la coda dell’occhio osservo i 3 ragazzi che sono seduti sul muretto dall’altra parte della strada: hanno lo sguardo fisso su di me e uno di loro sta commentando a bassa voce.

Apro la Water to go, la infilo nella pozzanghera ripentendo l’operazione fino a riempirla il più possibile dato che non è profondissima. Avvito.

Giro la borraccia e incrocio le dita affinché il filtro non mi faccia alcuno scherzo.
Uno dei 3 ragazzi seduti sul muretto si è alzato per guardare meglio l’operazione.
Saluto con un cenno della mano, ma la risposta continua ad essere un sopracciglio alzato.

Rientro in casa sempre con la borraccia girata e trovo Ricardo in compagnia di un’amica con la quale pare sia iniziata una festa visto il numero di lattine di birra presenti sul tavolino.
Mi unisco a loro appoggiando sul tavolo la mia Water to Go e li aggiorno sull’approvvigionamento d’acqua di oggi, del quale lui vuole vedere la foto perché non mi crede. Gli faccio vedere la foto e svito il tappo della borraccia facendogli annusare l’acqua, che ha un odore insopportabile.

Iniziamo un animata discussione sul fatto che tutto questo funzioni o meno e decido di fargli la “magia” che quando ho conosciuto questo prodotto mi ha impressionato: due bicchieri, uno con acqua che non è passato dal filtro e il secondo con acqua che è effettivamente passata dal filtro. Due colori diversi, due odori diversi, mai ci si aspetterebbe che arrivino dalla stessa fonte. Prima del filtro l’acqua è nera e maleodorante. Dopo il filtro l’acqua diventa cristallina e inodore.

Continuiamo a commentare questa cosa mentre loro bevono birra e io bevo dalla mia Water to Go, con tanto di brindisi e “cin cin” che non necessita di traduzione perché i portoghesi utilizzano la stessa espressione. L’acqua come al solito non ha sapore, non è ne pesante ne sento residui di sabbia o simili in bocca.

Ad ognuno la sua bevanda preferita.

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